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Denari

Facciamo un gioco. Io dico testa e tu croce, io uso sempre e solo la testa, per una volta lasciami scegliere, fammi scegliere testa. E tu croce, sono io la tua croce, me lo hai detto tante volte, l’ultima è stata ieri davanti a tutti ed eri soddisfatto mentre ti usciva dalla tua bocca secca la parola croce, non come le altre volte in cui scherzavi e mi abbracciavi, dopo.
Hai detto croce come si fa il segno della croce, per supposta appartenenza alla fede, la nostra vacilla, noi ai miracoli crediamo mai e tu mi tratti come un oggetto di fede. Prendi la croce, io scelgo testa, e scelgo le picche e i bastoni, e tu cuori e fiori, facciamo così: partiamo oggi da questo muretto, proprio ora e andiamo uno a destra e uno a sinistra, dieci passi, poi ci giriamo e giochiamo a carte.Vinci tu, vince sempre la croce, la croce non la giri, sta sempre dritta e non arranca mai.

Facciamo un gioco. Io continuo a dire testa, mi gira la testa come gira alle ragazzine, ogni volta che ti vedo mi gira la testa almeno tre volte, non è mai un numero pari, è sempre un numero dispari che non si può sistemare, esce sempre un pezzo, è troppo sempre un numero, io sono sempre di troppo. Tu continua a dire croce, il gesto rassicurante e la parola giusta, gioca e vinci, non mi interessa, io continuo a dire testa e a staccarla dal corpo, ogni volta che posso. Mi fa male la testa ma poi guarisco, mi siedo piano, trabocco di mal di testa, quello che fa vomitare da quanto è forte e allora mi siedo piano, posso sedermi da sola, non sono la tua croce.

Resto qui, respiro profondo e la testa è vuota, come una liberazione, il fiato lungo riempie le tempie, le mani e le gambe, non sento più nemmeno il sangue.
Si guarisce così dalla testa e dal gioco: vince i denari chi per primo ricomincia a respirare.