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Storie di cronopios e di famas

È curioso che per me stare coricato sul dorso sia la posizione più naturale, e qualche volta ho il sospetto che mia zia ne abbia orrore proprio per questa ragione. Io la trovo perfetta e credo che in fondo sia la più comoda. Ecco, ho detto bene: in fondo, bene in fondo, disteso sul dorso. Mi fa persono un po’ paura, un qualcosa che non riesco a spiegarmi. Quanto mi piacerebbe essere come lei, e invece non posso.

(da Zia spiegata o no, in Storie di cronopios e di famas, Julio Cortázar, Einaudi, p. 40)

 

Di sera, nella nostra casetta di via Humbolt, meditavamo davanti ai tazzoni del riso con latte, dimenticandoci di cospargerli di cannella e zucchero. non eravamo per niente certi di poter realizzare il fissatigre, e ci dispiaceva.

(da Il fissatigre, in Storie di cronopios e di famas, Julio Cortázar, Einaudi, p. 41)

 

Un metodo rigoroso ritma i nostri gesti, sceglie gli interlocutori con i quali sparpagliarsi nella cucina, all’ombra dell’arancio, nelle camere da letto, nel corridoio, e ogni tanto si esce a fumare nel patio o in strada, o si fa un giro attorno all’isolato per discutere di politica e di sport. Non abbiamo bisogno di molto per sondare i sentimenti dei familiari più stretti, i bicchierini di grappa, il mate dolce e i sigari sono il ponte della confidenza; prima della mezzanotte abbiamo tratto sicure conclusioni e possiamo quindi passare all’azione senza alcun rimorso.

(da Comportamento alle veglie funebri, in Storie di cronopios e di famas, Julio Cortázar, Einaudi, p. 45)

È arrivato il momento di imparare a scrivere i racconti.